
Alcuni economisti ed amministratori contestano il doppio sì ai referendum abrogativi sull’acqua in quanto basati su un equivoco. Per loro è giusto negare la privatizzazione della proprietà non quella della potabilizzazione e distribuzione. Personalmente non vedo una grande differenza fra le due cose.
Bisogna riconoscere, però, che il discorso che fanno è razionale e fondato economicamente.
Secondo me sottovalutano il fatto che, al mondo, non esistono solo l'economia e la razionalità. Esiste il simbolico, ed è prevalente. L'acqua è il simbolo della vita ancor più dell'aria, visto che molte forme di vita vivono senza aria ma nessuna senza acqua.
I quorum si ottengono solo se si riesce a sfondare il confine del simbolico, altrimenti partecipano solo quelli direttamente interessati e quella frazione di elettori che si mantiene informata. Perciò non vedo possibilità di discrimine, ambedue i referendum vanno appoggiati.
Così come non esistono dubbi nei confronti di quello sull’energia nucleare, che, al di là dei non risolti problemi di sicurezza e smaltimento scorie, è altamente antieconomica. E’ nata come sottoprodotto dell’industria bellica e nessun privato si è mai sognato di investirci un centesimo in nessuna parte del mondo.
Dispiace altamente che, a causa della basilare importanza per la nostra vita di questi temi stia passando quasi inosservato quello sul cosiddetto “legittimo impedimento”, che poi è quello sulla pretesa del Presidente del Consiglio di evitare a suo piacimento di essere processato. E’ un peccato perché se è vero che senza acqua non si vive, e senza energia si vive male, senza giustizia e democrazia si torna alle condizioni politiche e civili del medioevo quando il “monarca patrimoniale” era lege soluto per il solo fatto di esistere. Non dimentichiamolo.
